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MARIO BOZZI SENTIERI
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(05/10/2007) CONCERTAZIONE ADDIO (dal Secolo d'Italia 5.10.2007
CONCERTAZIONE ADDIO, L'UNIONE HA TRADITO A ridosso del referendum sulla riforma del Welfare, l’unico elemento certo, ben oltre l’accordo di luglio e ben al di là del risultato, a favore o contro tale accordo, è che ad uscirne sconfitta, già da adesso, è la credibilità sociale del governo Prodi. Lo sfaldamento politico della coalizione di centrosinistra, come dimostrano le polemiche sull’intesa sottoscritta dai sindacati e dagli imprenditori, è infatti speculare alla perdita di consenso sociale e all’incrinarsi dell’auspicata concordia nazionale, intorno a cui Romano Prodi aveva costruito l’illusoria campagna elettorale del 2006: pagine e pagine di promesse, annunci, sbandierati ai quattro venti, nel nome della concertazione ritrovata, nel segno del dialogo tra forze produttive e governo, sapientemente intessuto sotto l’ala protettiva dell’Unione. Vale la pena ricordare le parole, con cui, subito dopo il suo insediamento, nel giugno dell’anno scorso, Prodi proclamava “la giornata della concertazione”, dipingendo Palazzo Chigi come “la casa degli italiani dove tutti devono essere ascoltati”, mentre un aulico Tommaso Padoa Schioppa si affrettava a dichiarare che “concertazione e accordo sono parole del linguaggio musicale: oggi non c’è rumore, c’è musica”. Tanta retorica e tanta improvvisazione, la stessa che, nel marzo di quest’anno, ha portato il presidente del consiglio ad autoincoronarsi, sempre nel segno della concertazione, come il paladino della modernizzazione nazionale e l’artefice – testuale – di “un programma di crescita ed equità”. Ora il “giocattolo” si è rotto, sotto il peso delle contraddizioni dell’Unione, mostrando tutte le sue “trasversali” debolezze, con, da un alto, Rifondazione Comunista, la quale per bocca del suo leader storico, un Fausto Bertinotti che, per l’occasione, si è tolto i panni istituzionali di presidente della Camera dei Deputati, ha ancora dichiarato aperta la partita, invocando, come se l’accordo fosse di là da venire, “una soluzione che accontenti tutti, soprattutto lavoratori e pensionati”; mentre, sull’altro lato, la disponibilità dei cosiddetti “moderati” dell’Unione a “scorporare”, dalla manovra economica, l’approvazione della riforma dello Stato sociale ha lasciato il campo aperto alle turbolenze del massimalismo politico-sindacale. Vittima sacrificale, ben oltre le questioni di sostanza, sulle quali si discute, è proprio la concertazione, elemento fondante intorno a cui il centrosinistra aveva costruito la sua strategia politico-sociale. Ad ucciderla è stato il massimalismo della sinistra, il suo protagonismo, competitivo con il mondo sindacale, il quale vede le Confederazioni messe all’angolo dal neoradicalismo operaista, capitanato dalla Fiom. Degna complice di questo omicidio – non dimentichiamolo - è stata però l’ala centrista del governo, sempre disponibile ai compromessi, ai patteggiamenti, alle eterne mediazioni, priva di una seria strategia dell’attenzione verso le forze del sindacalismo riformista. Siamo, di fatto, alla fine di una stagione, inaugurata, con il patto del Natale 1998, dal presidente del Consiglio Massimo D’Alema. Allora il “metodo della concertazione” veniva visto dal centrosinistra come una “procedura di coinvolgimento”, in grado si stabilizzare e potenziare le scelte di politica economica e sociale, attraverso un’attenta azione di decentramento del confronto e di monitoraggio delle scelte attuative. Oggi, l’attesa del risultato del referendum, da molti considerato come un test per il governo, ha trasformato la concertazione in una sorta di impaccio per il centrosinistra, diventando il segno delle contraddizioni e delle debolezze “strutturali” dell’attuale maggioranza. Restano irrisolte alcune domande. Che cosa sopravviverà , in concreto, della politica della concertazione ? Che cosa si salverà degli accordi sottoscritti dal governo, dopo l’attacco della sinistra radicale ? E che spazi seri di discussione, parlamentare e politica, rimangono,a questo punto, di fronte ad una manovra economica che nasce, di fatto, “zoppa”, priva com’è dei suoi elementi sostanziali, rappresentati proprio dall’accordo sul Welfare ? A questi quesiti difficilmente Prodi e la coalizione che lo sostiene daranno qualche seria risposta. Il loro impegno, ormai appare chiaro a tutti, è di sopravvivere ad oltranza. Anche a costo di contraddire, giorno dopo giorno, le ragioni fondanti dell’ alleanza elettorale del 2006. A cominciare dalla “mitica” concertazione. MARIO BOZZI SENTIERI |
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