MARIO

BOZZI SENTIERI

 

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(18/03/2010) LA MIA DESTRA
(07/02/2010) 10 FEBBRAIO 2010 GIORNO DEL RICORDO
(01/10/2009) LA CONSULTA DELLE ASSOCIAZIONI DI CENTRODESTRA
(28/06/2009) INCONTRO QUALE CULTURA PER IL PDL ?
(16/04/2009) E' MORTO GIANO ACCAME
(19/03/2009) VERSO IL PDL
(14/02/2009) GENOVA ZENA IN EDICOLA
(10/10/2008) NASCE MERITO
(02/07/2008) CONVEGNO DESTRA SOCIALE
(10/06/2008) AZIONE POLITICA N.76
(07/05/2008) CONVEGNO: LE RADICI E IL FUTURO DEL CENTRODESTRA
(27/01/2008) NUOVO LIBRO BOZZI SENTIERI
(05/10/2007) CONCERTAZIONE ADDIO (dal Secolo d'Italia 5.10.2007
(05/10/2007) NEWS N.62
(14/07/2007) NEWS 56
(14/07/2007) NEWS 55
(19/03/2009) VERSO IL PDL





NEWS N. 89 - 20 MARZO 2009 - VERSO IL PDL

Mancano ormai poche ore all'inizio del congresso che sancirà l'entrata di Alleanza Nazionale nel Popolo della Libertà. Si compie un percorso, quello del pieno riconoscimento politico, culturale e storico della destra italiana, con la fine delle vecchie discriminazioni e l'assunzione delle responsabilità di governo, ed uno nuovo se ne apre, per la costruzione di un grande partito nazional-popolare, il partito unitario del centrodestra.

I dubbi lasciano spazio alle aspettative. Le identità richiamano il dovere di nuove sintesi.

Anche qui percorsi politici, metapolitici e culturali vengono ad integrarsi, senza nulla perdere o disperdere, consapevoli delle sfide che ci stanno di fronte. A chi ci legge l'invito a non considerare quanto avverrà nei prossimi giorni (prima con il congresso di An, poi con quello del PdL) un passaggio di routine, ma a seguire e ad incalzare il processo politico in corso.



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Una segnalazione: a chi voglia avere un panorama ampio del dibattito su An "verso il PdL" segnaliamo la rassegna stampa quotidiana del sito www.alleanzanazionale.it

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La sfida metapolitica

LA SINTESI DEL PDL SI CHIAMA NAZIONALMODERNISMO

In un momento di passaggio così importante, come la nascita del PdL, chi ha a cuore una certa tradizione politica e culturale, non può non interrogarsi sul senso di questo passaggio e contemporaneamente sull’essenza del percorso fin qui compiuto.Le “fusioni a freddo” non ci appartengono, così come è lontana da noi certa cultura positivistica, più affine agli alambicchi di qualche laboratorio d’analisi che alle passioni che vengono da simboli e identità profonde. D’altra parte però l’identità non può essere considerata una pecetta da appiccicarsi addosso e sotto la quale nascondere strappi e smagliature, ma è verifica continua, è dubbio e sintesi di idee e di esperienze, maturate nel corso del tempo.

E’ capacità di lettura sincrona di un grande patrimonio culturale e politico, non privo di contraddizioni, ma proprio per questo ricco di elementi problematici e creativi.

E’ l’elemento “problematico” e dunque creativo di un’identità vissuta non formalisticamente, la quale non si accontenta di autorappresentarsi, ma cerca sintonie e convergenze reali, partendo dalla consapevolezza che un’epoca è tramontata e che il tempo nuovo che ci è di fronte richiede nuove capacità sintetiche e soluzioni non cristallizzate.

La mozione congressuale di An va – in fondo – proprio in questa direzione. L’avere sottolineato, nella parte del documento dedicata alla “Via italiana alla modernità”, “la fine del Novecento, intesa come fallimento del progetto massificante e relativista, prima di marca marxista, poi giacobino-economicista”, ed il richiamo ad alcune figure emblematiche della cultura nazionale, che hanno incarnato il superamento dei vecchi schematismi ideologici tipici del Novecento (pensiamo – in particolare – al padre del sindacalismo nazionale Filippo Corridoni e al creatore del Futurismo F.T. Marinetti, a Mosca e a Prezzolini) sono un invito ad immaginare nuovi percorsi sintetici, in grado di coniugare, nel concreto, nella politica del fare, il senso dell’identità e le nuove domande di modernizzazione culturale, sociale e politica.

E’ il “nazionalmodernismo”, con cui il PdL sta già misurando il proprio impegno modernizzatore nell’azione di governo, nazionale e locale, nell’approccio alla crisi economica, nel ripensamento del percorso da intraprendere.

Non è dunque solo nella capacità di “intercettare” meglio le istanze della gente che il centrodestra può vincere e convincere. Se fosse solo capacità di risposta alle istanze della gente, è evidente che il centrodestra sarebbe esposto ai rischi della “volatilità delle opinioni” e ad un possibile “riflusso” verso sinistra.

Il “nazionalmodernismo”, evocato dalla mozione congressuale di An, è l’invito a dare spessore all’azione politica e a rispondere alle domande profonde della società, che vuole essere partecipe, nel senso di sentirsi parte, di una nuova cultura civica, di una rinnovata identità nazionale, di un immaginario condiviso.

Al di là degli organigrammi e delle dialettiche interne, qui sta la grande sfida e la grande opportunità data al PdL e a quanti concorreranno alla sua nascita.Al di là degli organigrammi e delle dialettiche interne, qui sta la grande sfida e la grande opportunità data al PdL e a quanti concorreranno alla sua nascita.

Mario Bozzi Sentieri

(dal "Secolo d'Italia", 19 marzo 2009)

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La sfida politica

“LA DESTRA NON CHIUDE”

"Noi formiamo il Pdl con tutta la nostra storia, i nostri valori, la nostra esperienza. Chi dice che la destra chiude, che la destra finisce, sbaglia: sono chiacchiere". Questo uno dei passaggi dell'intervento di Andrea Ronchi ospite insieme ad Altero Matteoli, Maurizio Gasparri, Gianni Alemanno, Italo Bocchino e Giorgia Meloni di 'Porta a Porta', in una puntata dedicata alla confluenza di Alleanza nazionale nel Popolo della Libertà.
Per Alemanno "la destra entra a pieno titolo e con la sua storia nel Pdl perché - ha spiegato - si deve evitare una riedizione della Dc, il Pdl non può essere un partito di centro. I contenuti, i valori e le impostazioni della destra italiana - ha aggiunto - sono tutti presenti e ci saranno nel Pdl".
Alleanza nazionale si prepara all'ultimo congresso e alla nascita del Pdl "con serenità" e "senza disagio", ha chiosato Gasparri perché "questo passaggio avviene sulla base dei temi che sono quelli famigliari alla destra, dalla sicurezza alla famiglia alla lotta alla criminalità e il contrasto della immigrazione clandestina".
Altero Matteoli invece non crede che la nascita del Pdl possa comportare una annessione di Alleanza nazionale: "Questa storia dell'annessione mi fa un po' ridere. Chi ha il nostro percorso politico può farsi annettere?".
"Non sono d'accordo sul fatto che la destra chiude", ha commentato poi Giorgia Meloni respingendo il titolo iniziale della puntata che recitava ‘Dopo 60 anni chiude la destra'. "I partiti non sono le identità, le identità sono i valori - ha proseguito -. Stiamo facendo un partito di centrodestra e stiamo portando i nostri valori in un partito di centrodestra". Per Italo Bocchino infine "con il Pdl nasce la vera destra in Italia", aggiungendo che il nuovo soggetto "è lo sbocco naturale di quanto immaginato da Giuseppe Tatarella, che sosteneva la necessità di dialogare con tutte le culture politiche italiane. Ecco perché - ha spiegato - chi contribuisce a fondare il Popolo della Libertà non si sente affatto annullato, bensì esaltato".



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La sfida culturale

LA DESTRA NUOVA

Modelli di partito, leader e politiche a confronto
a cura di Alessandro Campi, Angelo Mellone
interventi, pp. 208, € 11,00

La destra nuova è il primo titolo di Interventi,
nuova collana della Fondazione Farefuturo

Sarkozy in Francia, Cameron in Gran Bretagna, Reinfeldt in Svezia, Fini in Italia. Da qualche anno, una «destra nuova» s’aggira per l’Europa: né statalista né liberista, né conservatrice né populista, ma pragmatica, post-ideologica e modernizzatrice, rispettosa delle proprie radici culturali ma aperta alle sfide del futuro, interessata a conciliare l’autorità dello Stato con la responsabilità individuale, la sicurezza con la libertà, la tradizione con il progresso.
Una destra, come l’ha definita Sarkozy, «immaginativa, generosa, aperta», sensibile all’ecologia, ai diritti civili, alle problematiche del mondo del lavoro, al tema della cittadinanza. Scopo di questo volume è proprio quello di illustrare, in chiave comparativa, alcuni dei cambiamenti - sul piano culturale, politico, organizzativo e programmatico - che negli ultimi tempi, grazie all’ascesa di nuovi leader, si sono registrati all’interno della tradizionale famiglia delle destre europee occidentali.

Alessandro Campi è professore associato di Storia delle dottrine politiche presso l’Università di Perugia. Editorialista de «Il Mattino», è attualmente il direttore scientifico della Fondazione Farefuturo. Tra i suoi lavori, Mussolini (2001), Il ritorno (necessario) della politica (2002), Nazione (2004) e L’ombra lunga di Napoleone. Da Mussolini a Berlusconi (2007).

Angelo Mellone è ricercatore di Scienza politica presso l’Università «San Pio v» di Roma. Opinionista de «Il Messaggero» e «il Giornale», conduttore radiofonico, è attualmente direttore editoriale della Fondazione Farefuturo. Tra le sue ultime pubblicazioni, Dì qualcosa di destra. Da «Caterina va in città» a Paolo Di Canio (2006) e Dopo la propaganda (2008).